L’11 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente dichiarato lo stato di pandemia da Covid-19. L’imprevisto. Un imprevisto su scala mondiale che sta mettendo in ginocchio, tra le altre cose, l’economia italiana, che già di per sé non stava benissimo neanche prima. I mercati in caduta libera, Lagarde che – per quanto mi spiaccia dirlo – dimostra di non avere particolari abilità nella gestione dei contesti di crisi sovranazionali, il Governo che cerca modi per evitare di dover definitivamente abbassare il sipario su PMI e liberi professionisti. Un cigno nero in piena regola. Penso a Taleb, che ampiamente ha trattato il tema e che, con la sua teoria sull’antifragilità, ci ha anche voluto fornire una sorta di vademecum per affrontare al meglio un mondo imprevedibile e dominato dal caos, com’è quello dei cigni neri. Ci esorta ad essere antifragili, ma che cosa significa esattamente? Il concetto di antifragilità non ci viene insegnato a scuola, nessuno ne ha consapevolezza, persino il termine di riferimento è un neologismo – si tratta però di un concetto presente in natura, presente in tutti noi a livello istintivo, celato tra le righe delle società e delle culture umane fin dall’antichità, motore delle economie e dei mercati.

Taleb ce lo spiega così: “E’ possibile semplificare la relazione tra fragilità, errore e antifragilità come segue: quando una persona è fragile, è necessario che le cose vadano alla lettera come da programma, evitando al massimo le deviazioni, in questo caso più dannose che utili. È per questo che il fragile ha bisogno di un approccio previsionale molto dettagliato mentre, viceversa, i sistemi previsionali portano fragilità. Antifragile è invece chi desidera le deviazioni e non si preoccupa della possibile dispersione dei risultati che il futuro potrà portare, poiché sa che saranno quasi tutti utili”.

Ma che cosa significa, esattamente? Significa che, per quanto siamo abituati a creare strutture rigide, ripetitive, che ci fanno sentire al sicuro, dovremmo sganciarci dallo schema predefinito che è di solito uno schema chiuso, distanziarci un po’ per avere una visione d’insieme più ampia, sfruttare concetti quali l’opzionalità e l’asimmetria per riuscire a gestire quei momenti che, per quanto possiamo averci provato e possiamo averci sperato, non siamo in grado di prevedere né controllare. I cigni neri, appunto. Attenzione, è giusto crearci una struttura di riferimento, anzi l’invito è proprio in tal senso, ma la struttura che vogliamo andare a pianificare deve passare dall’essere fragile ad essere antifragile.

Antifragile è ad esempio l’Idra che, nella mitologia greca, Ercole si trova ad affrontare: per ogni testa tagliata, all’Idra ne crescono altre due. Antifragilità è esattamente questo: la capacità non solo di sopportare gli shock rimanendo uguali a se stessi, bensì di trarre dagli shock un vantaggio, una spinta, un’occasione di crescita e di miglioramento. Ciò è coerente con il concetto di pianificazione e l’invito a pianificare, di cui sempre mi faccio portatrice. Penso a Dwight Eisenhower, 34esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ed alla sua convinzione che “i piani non sono nulla, la pianificazione è tutto”; penso all’illuminista Voltaire, quando sosteneva che “il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola”. Penso ad uno stralcio di dialogo che compare ne “Il Cigno Nero” di Aronofsky che, riportandovelo sinteticamente, così reca:

Nina: sono venuta per avere la parte.

Thomas: […] la verità è che quando ti guardo tutto ciò che vedo è il Cigno Bianco. Ma il Cigno Nero? È un duro, dannato lavoro ballarli entrambi.

Nina: posso ballare anche il Cigno Nero.

Thomas: davvero? In quattro anni, ogni volta che balli ti vedo ossessionata dall’eseguire alla perfezione ogni movimento, ma non ti ho mai vista perdere il controllo. Mai. […] La perfezione non è solo questione di controllo, riguarda il lasciarsi andare. Trascendenza! Poche persone possono dire di averla in sé. L’unico ostacolo al tuo successo sei tu: liberati da te stessa. Perditi, Nina”.

Ancora una volta, un elogio dell’elasticità e dell’opzionalità a scapito del controllo ossessivo. In ogni ambito della vita, personale e professionale. Penso anche a Calvino, che ci esorta a prendere “la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto”. Ed è proprio così che dobbiamo porci nei confronti dell’esistenza, e nella gestione ed organizzazione delle nostre vite. Planando dall’alto. E tutti questi pensieri ed esortazioni, come perfettamente disposti su un fil rouge conduttore, sono assolutamente in linea con il riferimento metaforico che sempre mi piace fare, quando parlo di pianificazione e dico di pensare alla vostra situazione familiare e patrimoniale – quindi al vostro quadro generale – come ad un Bonsai. I Bonsai vengono potati regolarmente: inizialmente, con quella che viene definita potatura d’impostazione, per dare all’albero la sua forma ed il suo stile; poi con la potatura di mantenimento, per mantenere e perfezionare la forma che si è scelto di dargli. Insomma, nella cura del Bonsai sin dal primo momento si fa una scelta, gli si impone una direzione; in seguito, in linea con la scelta effettuata, si interviene in modo regolare e coerente per evitare che quella particolare forma, quel particolare stile venga meno. In altre parole, tornando ai nostri patrimoni, si dà loro una direzione e poi nel tempo si lascia aperta la possibilità di correggere gli imprevisti. Di affrontare al meglio i cigni neri.

Concludo abbandonando la disquisizione astratta e tornando concreta condividendo il mio pensiero su quella che deve essere la gestione di questo delicato momento, che tutti insieme ci troviamo ad affrontare. Tutelatevi, tutelate in primis la vostra salute e quella degli altri; tutelate il vostro patrimonio, abbiate cura anche solo di redigere un semplice testamento, nel caso non l’abbiate ancora fatto, mettete due paletti a quello che sarà il vostro passaggio generazionale; da un punto di vista strettamente finanziario, invece, tenete sotto controllo la paura, non prendete decisioni affrettate e dettate dall’emotività, focalizzatevi sul vostro obiettivo di lungo termine e, per il momento, non fate nulla.

Andrà tutto bene.

Veronica Camilleri