Il 2019 sta volgendo al termine ed è il momento di fare un po’ il punto della situazione, di far scorrere rapidamente le istantanee dell’anno passato per individuarne gli insegnamenti significativi, farli propri e portarli con sé nel 2020.

Dunque, che cosa vogliamo mettere sotto l’albero? In primo luogo, ciò che mi sta più a cuore: la visione d’insieme. L’importanza del quadro generale e della consapevolezza dello stesso, che dovrebbe costituire una spinta, gentile e naturale, a preservare ciò che ci circonda e a migliorarlo, se necessario. È questa l’essenza della pianificazione. “Pensarci per tempo” ci consente di disegnare ed assemblare il nostro personalissimo puzzle in modo coerente, fluido ed efficiente. Operare in una fase fisiologica, quando va tutto bene e siamo sereni, ci permette di fare tutta una serie di considerazioni lucide ed oggettive che ci sfuggirebbero in una situazione patologica, quando la priorità diventa agire in fretta, tamponando il problema per evitare un danno – o meglio, di solito, un danno maggiore. La priorità diventa “mettere una toppa” e la toppa genera inevitabilmente inefficienza: perché non c’è tempo, perché non siamo lucidi, perché non possiamo permetterci, in quel particolare momento, di tenere a mente il quadro generale.

Il saggio spirito popolare lo dice da sempre, che prevenire è meglio che curare. Lo diciamo, anche piuttosto frequentemente, ne riconosciamo il valore, ma è un detto che nei fatti riflette ben poco il comportamento degli italiani. Eppure è un tipo di approccio che, primo tra tutti, bisognerebbe fare proprio, specie in un mondo che oggi è estremamente celere e soggetto al cambiamento in mondo fluido e costante. Tutte le nostre vite sono ricolme di problemi ed ostacoli che quotidianamente dobbiamo affrontare e, in qualche modo, risolvere. Alcuni di essi non possono essere previsti, altri non possono essere risolti. Ma allora perché non facciamo in modo di liberarci dal cruccio di quei problemi che, invece, possono essere evitati in modo anche piuttosto semplice? Perché non adottiamo un approccio che ci semplifichi la vita, oltre a garantirci efficienza?

Per questo consiglio di metterla sotto l’albero: la pianificazione. Non una particolare pianificazione per un quid specifico, bensì la pianificazione come approccio generale, come forma mentis: non è il singolo piano a salvarci, i piani cambiano non appena cambi anche solo una variabile del tutto, e allora avremo bisogno di un nuovo piano; ma è l’approccio, la consapevolezza di derivare un vantaggio dal prevenire, la consapevolezza di avere bisogno di un piano che davvero ci semplifica la vita, ottimizzandola.

Per quanto riguarda in particolar modo la pianificazione patrimoniale, faccio qualche esempio. È vero che il nostro ordinamento disciplina in modo piuttosto puntuale il passaggio generazionale, ma perché lasciare ad un Codice il potere di decidere che cosa, del mio patrimonio, andrà a chi? Perché permettere che, di conseguenza, il mio patrimonio venga frammentato in modo freddo, matematico, in modo che perda anche, magari, parte del suo valore? Abbiamo un potere di scelta, che è anche e soprattutto un diritto di scelta, l’inerzia nei confronti del quale sembra essere non solo poco strategica, ma persino irrazionale. Perché cointestiamo un conto corrente quando magari il nostro unico intento è legittimare il coniuge ad operare sullo stesso, correndo il rischio che un giorno il rapporto si incrini e che quel conto venga svuotato, quando esistono strumenti più sicuri? Perché rimandare un progetto di tutela, personale e patrimoniale, o precludersi di realizzare un sogno solo perché parole come trust e crowdfunding ci sono estranee, e quindi è bene non fidarsi? O ancora perché, in assenza di eredi, lasciare che il patrimonio vada allo Stato, quando istituendo una Fondazione non solo lo stesso sarebbe impiegato per fare del bene, ma il mio nome sopravvivrebbe a me, associato ad un nobile scopo?

Questi e molti altri sono gli interrogativi che ci si potrebbe porre, in base alle diverse situazioni ed esigenze. Sicuramente, è fondamentale elaborare un progetto in vista di un futuro – quanto inevitabile – passaggio generazionale, così come è fondamentale elaborare per tempo un piano di risparmio adeguato, un piano previdenziale adeguato; è necessario prendere atto della situazione di mercato attuale, in particolar modo del fatto che la banca tradizionale è oggi sotto scacco, per scegliere l’interlocutore più adatto ad impostare una pianificazione finanziaria adeguata, così come è opportuno assicurarsi la diversificazione degli investimenti. Tra gli altri, economia reale, immobili, arte e beni di lusso, insieme con l’asset allocation tradizionale, ci permettono di mantenere il nostro patrimonio vivace e di generare rendimento. Strumenti giuridici quali i testamenti, le polizze assicurative, i trust, i contratti di affidamento fiduciario, i patti di famiglia, le holding e molto altro, singolarmente o in combinato disposto tra loro, ci consentono di tutelare il nostro patrimonio e di proteggere noi stessi e le nostre famiglie. Pensate alla vostra situazione familiare e patrimoniale – quindi al vostro quadro generale – come ad un Bonsai. I Bonsai vengono potati regolarmente: inizialmente, con quella che viene definita potatura d’impostazione, per dare all’albero la sua forma ed il suo stile; poi con la potatura di mantenimento, per mantenere e perfezionare la forma che si è scelto di dargli. In altre parole, nella cura del Bonsai, sin dal primo momento si fa una scelta, gli si impone una direzione; in seguito, in linea con la scelta effettuata, si interviene in modo regolare e coerente per evitare che quella particolare forma, quel particolare stile venga meno. Si previene, anziché curare, ed in tal modo si preserva l’essenza del piccolo albero. È esattamente ciò che dovremmo fare con il nostro patrimonio.

Quindi, pensiamoci per tempo.

Veronica Camilleri